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Dott.ssa Priscilla Berardi medico, psicoterapeuta, sessuologa  Cell.+39 349 5455417

Elaborazione del lutto

Non è mai facile mantenersi in equilibrio quando la vita ci mette di fronte a un lutto. Perdere una persona cara è una delle prove più ardue a cui possiamo essere sottoposti.
Ma sotto il nome di lutto non si considera solo la morte di una persona che amiamo. E' un lutto qualunque perdita dolorosa: quando veniamo lasciati e ci sentiamo abbandonati, quando ci viene diagnosticata una malattia mortale o estremamente invalidante che ci costringe a cambiare abitudini di vita e a riorganizzare la nostra esistenza, quando un evento traumatico o un drastico mutamento del nostro stile di vita ha su di noi un forte impatto psicologico e genera significative alterazioni dell'immagine che abbiamo di noi. Sono quindi lutti anche i divorzi e le separazioni, i fallimenti finanziari, il diventare improvvisamente disabili, il crollo di grandi aspettative che riponevamo in un evento... Non solo, dunque, le perdite fisiche e materiali, ma anche quelle affettive e ideologiche.
In questi frangenti la persona sente di avere completamente perduto il controllo della situazione, di essere impotente di fronte a una realtà che non può cambiare, di essere quasi vittima di un'ingiustizia, di non comprendere perché quella cosa sia capitata proprio a lei o a un suo caro.

Ogni individuo elabora in modo del tutto personale questa sofferenza e necessita di tempi più o meno lunghi, che variano a seconda delle risorse caratteriali che ha a disposizione, del contesto in cui vive, di elementi culturali, della prevedibilità della perdita, degli aiuti e del sostegno di chi ha intorno, delle circostanze che hanno portato all'evento luttuoso.
Il tempo da solo non basta: bisogna vedere come questo tempo viene sfruttato, quali risposte costruttive si riescono a mettere in moto per superare il dolore.
Sono necessari anche rituali che scandiscano il passaggio dalla condizione precedente a quella attuale, alcuni passi da compiere in gruppo e altri da fare singolarmente. Nelle culture e nelle società in cui viene dato spazio allo sfogo della sofferenza, al dialogo e all'espressione dei sentimenti con gli altri, ai riti e alle cerimonie, l'elaborazione viene favorita.

In generale, comunque, questo complesso processo di elaborazione delle emozioni, dei significati, dei vissuti, deile evoluzioni sociali legati alla perdita si conclude nell'arco di 6-24 mesi e attraversa fasi che sono state ben descritte da vari esperti tra cui John Bowlby ed Elisabeth Kübler-Ross. Secondo i loro due modelli si passa da momenti di negazione e rifiuto dell'accaduto, a sentimenti di disperazione e disorganizzazione, a periodi di insonnia, irrequietezza, mancanza di appetito o voracità, a fasi di depressione, di rabbia, ed infine di accettazione. Le fasi hanno un ordine, un'alternanza, una durata e intensità variabili. Ciò che resta alla fine è una trasformazione della persona, dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti, una riorganizzazione della sua vita e del suo senso.

Quando però l'elaborazione viene interrotta, marcatamente rallentata, o bloccata in una fase, quel profondo disagio si amplifica, diventa cronico, si tramuta in patologie organiche, nell'incapacità di andare avanti, in problemi psicologici, in un profondo malessere interiore di cui non si comprende nemmeno più l'origine tanto è sepolta. Succede quando le persone comprimono il loro dolore per non sentirlo, perché sembra loro di non avere le forze e il coraggio di affrontarlo, quando credono di non poterlo condividere con nessuno o quando ritengono di dover essere forti e non poter mostrare fragilità. In queste situazioni si può parlare di un lutto complicato o irrisolto.

La consulenza e l'accompagnamento di un terapeuta può permettere al paziente di capire che cosa gli sta succedendo, di indagarne le ragioni, di fare chiarezza sugli strumenti in proprio possesso per superare questo momento difficile e di stabilire le strategie da mettere in atto per ripartire. Questo percorso può essere individuale o coinvolgere la coppia o la famiglia a seconda delle necessità.