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Dott.ssa Priscilla Berardi medico, psicoterapeuta, sessuologa  Cell.+39 349 5455417

Quell'ansia che non se ne va

Domanda di Tobia del 28/06/2012

Le volevo chiedere, come mai ci sono paure o ansie che persistono più di altre e se c'è un modo per ridimensionarle. Tobia.


Gentile Tobia,

nessuno è immune da ansie e paure, ognuno di noi ha sperimentato questi spiacevoli sentimenti almeno una volta nella vita, in grado più o meno intenso.

In realtà l'ansia è nata fisiologicamente come meccanismo di protezione dell’individuo dai pericoli: di fronte a una concreta minaccia esterna, all'interno del corpo avviene una serie di reazioni che preparano la persona a difendersi, ad attaccare o a fuggire. Queste reazioni si manifestano con tutti quei sintomi che ben descrivono l'ansia e la paura.

Se non siamo di fronte ad un reale pericolo esterno ma queste reazioni si innescano ugualmente, significa che ci stiamo preparando ad affrontare qualcosa che, a livello emotivo e più o meno consapevolmente, percepiamo come rischioso o dannoso: qualcosa che non vogliamo o temiamo di fare, che ci preoccupa, per cui non ci sentiamo all'altezza, che ci risveglia brutti ricordi, che ci fa sentire abbandonati o che temiamo di perdere... spesso non siamo neppure in grado di individuarlo che cosa abbia innescato la nostra reazione!

Ma, come lei precisa nella sua domanda, alcuni di questi stati possono ripresentarsi più volte e rimanere insistentemente a perturbare l'esistenza di una persona.
Non esiste una ricetta magica. A volte può essere utile andare incontro a quel “pericolo emotivo” e affrontarlo, perché spesso un esame di realtà ci fa scoprire che la paura è più grande del pericolo stesso. Altre volte anche questo duello con l’ignoto è impossibile, ci sentiamo quasi paralizzati o troppo sfiduciati per affrontare.

In ogni caso abbiamo bisogno di capire cosa ci fa paura e ci mette ansia. Ciò che non si conosce, ciò che non si comprende spaventa molto di più. E’ un nemico senza volto, contro il quale non si hanno armi, e che non si può controllare. Quindi andare in fondo alle vere radici dell’ansia e della paura è il primo passo. A volte sono radici lontane di cui, a occhio nudo, si spolvera solo la superficie. Ma nulla dentro di noi è per caso.

E poi? Cosa ce ne facciamo di ciò che abbiamo conosciuto e visto? Poi… Poi si aprono più strade: accettare ciò che non si può cambiare e imparare a conviverci, oppure acquisire quegli strumenti necessari per confrontarsi con ciò che ci crea ansia e con le sue ragioni.
Non è un percorso razionale, è un percorso che passa attraverso la “pancia”. Ovvero, non basta capire e vedere con la testa; le elaborazioni che portano a un reale cambiamento di prospettiva e di atteggiamento devono avvenire a livello profondo, emotivo, nella regione meno razionale di noi.

Un percorso psicoterapeutico (a volte più d’uno perché ogni volta si compie un nuovo step), fatto di dialogo, accoglienza, esperienza di sé e delle proprie emozioni e pensieri, in un luogo protetto dal giudizio, può aiutare in questi casi e accompagnare la persona verso una migliore qualità di vita e un ordine superiore di benessere. Può essere faticoso e un po’ lungo, ma non è impossibile.